Grande corsa verso i wine-influencer. Nuovi supereroi della comunicazione.

Chiunque comunichi il tramite web e social viene ormai definito erroneamente come “influencer”, ma perché questi nuovi comunicatori provocano così tanto fastidio alla vecchia critica ormai rivolta ad un pubblico sempre più ristretto? E perché le aziende stanno scegliendo in massa di investire su di loro? Semplice, sono sempre meno rilevanti.
Come le guide cartacee infatti, i critici non hanno più appeal e non riescono a fare breccia nella fetta di consumatori più grande: quella dei meno esperti o presunti tali. L’errore più grande che i giornalisti “classici” dell’ commettono e’ quello di sottovalutare questi innovatori, prendiamo ad esempio un recente articolo li definisce come “personaggi, generalmente giovanissimi, 25 – 30 enni, tecnologicamente avanzati, con un’esperienza sul vino da scuole medie al massimo o che al vino si sono avvicinati da poco tempo, che per il semplice fatto di padroneggiare il linguaggio e la tecnica dei social, perché postano foto, con qualche banale commentino, su Instagram, sarebbero in grado, così dice qualche loro sponsor e promoter, di “influenzare” il mercato”.
Niente di più sbagliato. Tra questi “personaggi” sono presenti ragazzi più che competenti, nella classifica dei 10 “top wine influencer” mondiali infatti ci sono:

  • JOANIE METVIER, blogger, laureata, certificata e livello 3 nel WSET.
  • MAXIMILIAN GIRARDI, imprenditore vitivinicolo pluripremiato, e’ stato il più giovane produttore premiato ad importantissimi eventi come il Merano .
  • MYLENA ROMANO, sommelier internazionale con un Master in Viticultura ed Enologia a Montpellier.
  • JULIEN MIQUEL produttore di vino, esperto enogastronomico e fondatore di uno dei wine-blog più seguiti e premiati

Ma soprattutto la loro capacità di influire sul mercato è reale, parliamo di numeri:
L2, una società che analizza le prestazioni digitali dei brand, ha recentemente esaminato 5038 influencer che hanno lavorato con 875 marchi in 16 settori, tra cui bevande, cibo, e ristoranti. Hanno scoperto che i cosiddetti “influencer” riescono a far salire di un minimo del 13% fino ad un massimo del 33% il coinvolgimento dei potenziali clienti.

Il 71% dei consumatori è più propenso a effettuare un acquisto basato su una raccomandazione proveniente da un canale social.

Il 51% dei marketers riconosce che i consumatori coinvolti tramite influencer sono qualitativamente migliori rispetto al pubblico raggiunto grazie ad altre forme di .
Paragonando queste nuove figure del vino “social” al mondo del Cinema vengono subito in mente i supereroi della Marvel: giovani, sempre dinamici, dotati di grandi poteri e capaci di non prendersi troppo sul serio pur muovendo numeri da capogiro.
Purtroppo snobbati e screditati dai desueti critici e amanti dei film “d’essai”; chiusi, noiosi e arrabbiati.

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