Altamura ospita Don Luigi Ciotti.

Cerimonia di commemorazione di Domi Martimucci, il giovane calciatore morto dopo l’attentato in una sala giochi nel 2015, vittima innocente di mafia. Don Ciotti “Dobbiamo crederci e restare uniti”.

 

Una platea di studenti ascolta attenta Don Luigi Ciotti nel giorno in cui ricorda il suo compianto cittadino, Domi Martimucci, il giovane calciatore morto dopo l’attentato in una sala giochi Green Table nel 2015 , in cui solo pochi giorni fa la Corte d’Assise di Bari ha riconosciuto il “metodo mafioso” del terribile gesto inumano.

Quell’attentato ha provocato il ferimento di sette giovani altamurani e la morte di Domi Martimucci che non ce l’ha fatta ad uscire dopo quasi cinque mesi ad uscire dal coma, per le ferite causate dall’esplosione provocata da un ordigno piazzato il 5 marzo 2015 nella sala giochi di Altamura dove si trovava quella sera. Domi era un calciatore, aveva 27 anni quando è stato strappato alla vita dalla criminalità organizzata.

L’associazione NOI SIAMO DOMI, con il contributo di Don Nunzio Falcicchio e della parrocchia S.S. Redentore, per l’occasione ha organizzato un importante incontro di educazione alla legalità con la preziosa testimonianza di Don Luigi Ciotti, per la prima volta in assoluto ad Altamura, il fondatore dell’associazione LIBERA, nata nel 1995 per dare testimonianza di nomi, numeri e storie di quanti innocenti hanno perso la vita per mano criminale.

“Seguo Don Ciotti in ogni suo spostamento quando viene in Puglia. Insieme abbiamo partecipato al processo di Domi, presenti alla lettura del verdetto in aula, a guardare in faccia gli imputati condannati in primo grado, dove la Regione Puglia si è costituita parte civile come atto intenzionale di vicinanza alla famiglia, alle forze dell’ordine e alla magistratura  – “ ha dichiarato il presidente della Regione Puglia  Michele Emiliano, che non ha voluto mancare a questo appuntamento altamurano per stringersi ancora una volta alla famiglia Martimucci e stare vicino al suo amico Don Luigi con cui ha un legame che dura da trent’anni e che sostiene nella sua lunga strada percorsa in nome della giustizia, senza i mollare mai davanti ai tanti momenti difficili e terribili.

Due ore Don Luigi Ciotti per raccontare le tante storie vissute, i numerosi aneddoti di vita profonda nel dramma e nella speranza di un futuro migliore per tutti. Parla con i suoi unici riferimenti, in primis il Vangelo e come suo secondo riferimento la Costituzione Italiana. Parla di legalità e impegno ad  una platea di giovani studenti delle scuole superiori di Altamura, e lo fa dando la sensazione di interloquire personalmente con ognuno di loro coinvolgendoli ed emozionandoli. “Lo Stato siamo noi e abbiamo bisogno di restare uniti, scuole, università, società civile, istituzioni, chiese, senza disperarci, senza prendercela sempre con qualcun’altro, ma assumendoci noi la responsabilità, perché noi possiamo influenzare tutto ciò che accade e possiamo, tutti insieme, cambiare le cose” – ha specificato il fondatore di Libera.

Un pensiero condiviso dal S.E. Arcivescovo · Mons. Giovanni Ricchiuti che rivolgendosi alla platea ha dichiarato: “E’ una memoria importante che nel nome di Domi si fa cammino, e quando si crede ad una memoria che continua a trasformarsi, piuttosto che come semplice ricordo del passato, anche da questo dramma può germogliare , e anche ad Altamura, un discorso di consapevolezza, di responsabilità, di denunce,  in cui ognuno veramente fa la sua parte, ma non agendo da individualisti, occorre tener presente  sempre questo “noi” che suggerisce Don Luigi Ciotti, un “noi” a cui appartengono le due comunità ecclesiale e civile”. Con il commissario prefettizio, Vittorio Lapolla, erano presenti all’evento autorità ecclesiali, civili e militari. Un segno positivo e di speranza.

Con la condanna dei due mandanti, imputati nel processo per la morte di Domi Martimucci,  anche se è stata fatta giustizia con una pena molto rilevante che la Corte di Assise ha ritenuto di applicare in un caso così gravissimo e drammatico, per la nostra comunità, riconoscendone il metodo mafioso, non si cancella, né di attutisce, il dolore di una mamma, di un papà, dei fratelli, di una famiglia intera distrutta, che sempre porterà i segni provocati da quel gesto ingiustificabile, terribile e inumano a cui la città di  Altamura si associa e da oggi si impegna di fronte agli attacchi della malavita, usando le parole di Don Luigi Ciotti : “non bastano le reazioni emotive, che sono delle scintille, ma bisogna dare continuità. Qui abbiamo avuto la dimostrazione pratica e concreta di un impegno che vuole andare oltre”.

 

 

 

Altri articoli che potrebbero piacerti