I legumi protagonisti ritrovati della Murgia.

In un passaggio storico troppo impegnativo della nostra agricoltura, diventa quanto mai strategico il ruolo svolto dai piccoli produttori nel gestire il divario fra la realtà altamente competitiva e la razionalizzazione del Made in Italy.

In un passaggio storico troppo impegnativo della nostra agricoltura, diventa quanto mai strategico il ruolo svolto dai piccoli produttori nel gestire il divario fra la realtà altamente competitiva e la razionalizzazione del .

Immagine: Pixabay.com
I legumi costituiscono un alimento importantissimo sia per la dieta degli esseri umani, sia per l’ecosistema e l’ economia. Pur coltivati da millenni nel bacino del Mediterraneo, in America e nel Medio Oriente, il loro consumo nel tempo è diminuito, soprattutto nei Paesi Industrializzati, ma le loro proprietà benefiche hanno fatto sì che oggi vengano nuovamente valorizzati. Essi rappresentano, infatti, una valida opportunità per l’elevato valore nutrizionale con il basso costo di produzione, valida per la salute, sostenibile per l’. L’argomento è stato motivo di un importante summit che si è tenuto a Gravina in Puglia, sabato 28 ottobre,  presso la Fondazione di Benedetto XIII dal titolo “Legumi e prevenzione delle malattie metaboliche nei Paesi industrializzati” promosso da “ Vivaterra”, marchio Bio della Tecno Farm di Antonio Lofrese e moderato dal prof. Michele Ferrulli, consulente di igiene alimentare. “I legumi sono un antico prodotto della , dimenticati“ – ha ricordato Ferrulli, uno dei maggiori esperti di Haccp, che ha magistralmente condotto la serata – “ La loro presenza ha effetti positivi sull’ambiente e sul suolo, in quanto aiutano a fissare l’azoto atmosferico, contribuendo alla fertilità e produttività con minore impiego dei fertilizzanti di sintesi“.Tra i relatori, i luminari dell’Università di Aldo Moro di Bari il prof Loreto Gesualdo, preside della Scuola di Medicina e Chirurgia, nonché presidente dalla Società Italiana di Nefrologia e la prof.ssa Marilia Tantillo, direttrice della Scuola di Specializzazione di Igiene e Ispezione degli Alimenti di Medicina Veterinaria e il dott. Pasquale Franca Bandiera, agronomo e responsabile marketing della Timac Agroitalia spa e, un parterre rappresentato da dirigenti di imprese locali, della scuola, dei cosumatori e dei produttori, dei Nas Carabinieri di Bari, dell’amministrazione comunale gravinese, tra cui il primo cittadino Alessio Valente, e sopratutto  una numerosa presenza di agricoltori ed esperti del settore impegnati a sostenere e tutelare le ricchezze offerte dalla natura in uno degli angoli più straordinari di Puglia, la Murgia barese, ma che peccano, com’ è stato più volte rimarcato, nel non fare “sistema”, dal momento che con la filiera dei legumi, ci guadagneremmo tutti. Tale suggerimento risponde alla necessità di riproporre il territorio murgiano, in una agricoltura che sta cambiando e che punta a fare reddito, come un insieme di paesaggio, identità culturale e biodiversità. Il fine è quello di portare sul mercato prodotti dai unici e irripetibili, piuttosto che massificati, essendo le varietà autoctone più resistenti alle variazioni di clima, ai parassiti e a tutte quelle patologie che agricoltura industriale affronta con un ampio ricorso alla chimica. “L’importante”, – secondo Francabandiera “ è affidarsi all’analisi dei terreni prima di effettuare qualsiasi concimazione, in quanto nella nutrizione vegetale tutto deve funzionare nel giusto rapporto disponibilità, assorbimento e assimilazione”. Ma se oggi ritorna preponderante coltivare i legumi, non è certo solo un discorso di qualità dei terreni, è soprattutto grazie agli incentivi previsti dalla nuova Pac (2014 – 2020) che premia gli agricoltori, che in un avvicendamento oltre a cereali alternano i legumi. Nel fare il punto sulla storia dei legumi, sicuramente da ancora più antiche popolazioni prima della civiltà della Mesopotamia, poi quella Egizia, Greca, Romana e fino ai giorni nostri, la Tantillo ha evidenziato l’assenza dell’Italia tra i grandi produttori della Terra, tra cui il Brasile, l’India, gli Stati Uniti, l’Australia, la Turchia e con il Canada al primo posto (43%) proprio oggi che “investire nei legumi” – ha spiegato la Tantillo, che quest’anno è stata premiata tra le cento persone più esperte della Scienza Alimentare – “ rappresenta il futuro economico e sociale, per il successo contro la fame nel mondo e per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile che altri segmenti non possono garantire, in termini di anitride carbonica, consumo di acqua e di energie. Poi ha rimarcato l’importanza di far rientrare i legumi, ricchi di micronutrienti, in particolare ferro, zinco e vitamine del gruppo B, pochi grassi e molta fibra, nella nostra nutrizione giornaliera, perché soprattutto se abbinati ai cereali, rappresentano un pasto completo, suggerito dalla Dieta Mediterranea. Questo profilo nutrizionale li rende adeguati ad essere componenti cardine di una dieta sana, adatta a prevenire l’obesità e le altre malattie croniche legate a un’ non equilibrata. Purtroppo ne consumiamo pochi, in media molto meno di una porzione a settimana e, soltanto un adulto su tre li mette a tavola, proponendo un alimento alternativo ai commensali teenagers. Probabilmente abbiamo un po’ perso la conoscenza di cosa siano in realtà i legumi. Un dato inquietante è che un quarto della popolazione soffre di esacerbate alterazioni metaboliche ( ipercolesterolemia, diabete, ipertensione, obesità, intolleranze alimentari, tumori, in particolare nel colon). Tra i cibi di derivazione vegetale, che abbiamo rimosso dalla nostra tavola e invece sono una svolta terapeutica, ci sono proprio i legumi, fonte di proteine nobili e molte fibre che contribuiscono scatenare quella cascata di endorfina, data dalla dopamina che dà . Dovremmo mangiarli nelle giuste quantità, con e in piccoli bocconi, di qualità e in un contesto di buona convivialità, perché come ha spiegato il preside Gesualdo, che sta lavorando ad un importante progetto sulle leguminose come cura farmacologica, “tutto si gioca a livello del nostro intestino Crasso. E’ l’equilibrio tra i batteri buoni che provocano l’inibizione dei microrganismi patogeni, la stimolazione del sistema immunitario, la sintesi di vitamine ed il miglioramento delle funzioni biologiche in genere (i cosiddetti lattobacilli e bifidobatteri nel Colon di destra che si nutrono di proteine vegetali basiche) e quelli cattivi che possono produrre tossine, causare diarrea, infezioni, danni epatici, cancro, diabete, malattie cardiache e altre malattie metaboliche (che sono i clostridi nel Colon di sinistra a cui piacciono le proteine animali acide) che formano il “microbiota intestinale”, (un organo esterno i cui attori “invisibili” vivono in simbiosi con noi e svolgono un lavoro di sintesi e rielaborazione dei pasti assunti durante il giorno, facilitando l’assimilazione di elementi, che diversamente, non saremmo in grado di realizzare), il segreto della buona salute. Il consiglio di evitare le alterazioni (disbiosi) del microbiota intestinale, estremamente pericolose, non è da sottovalute, può voler significare che siamo sulla buona strada verso la tanto attesa “longevity without ageing”.

 
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