Solo lo stupore conosce il mistero del Natale.

Grande momento musicale con il Coro Polifonico dell’Ute in collaborazione con la Fanfara Bersaglieri del 7 Reggimento di . Don Nicola Dileo spiega cos’è lo stupore del .
Sono entrati in punta di piedi, con il cappello di piume alzato, nella Chiesa di San Domenico di Altamura gremita di corsisti, docenti, soci e direttivo dell’ Università della Terza Età “L.Barnaba”, alla presenza delle autorità altamurane per esibirsi in un grande Concerto di Natale in compagnia del Coro Polifonico dell’Ute diretto dal Maestro Rosa Simone, in grande performance, fiore all’occhiello della scuola. Cerimoniere d’eccezione, Rosanna Galantucci. Sono i “fanti piumati”, i più popolari e amati dell’Esercito Italiano, meritevoli al loro passaggio della simpatia della gente. Spiccano di generosità e altruismo e sono inviati in varie operazioni in Libano, in Bosnia, in Albania ed in Kosovo. Ma la Fanfara Bersaglieri del 7 Reggimento di Altamura diretta dal Maestro, il Maressciallo Giovanni Carrozzo ha il grande pregio di regalare emozioni che corrono lungo le note musicali nelle cerimonie e manifestazioni militari, ma anche in importanti manifestazioni pubbliche in cui si esibisce riscuotendo grandi consensi e popolarità. Hanno suonato, regalando una carica inaspettata di energia, musiche natalizie, tra cui l’inmancabile “Tu scendi dalle Stelle”, e altre magiche canzoni, in un momento religioso e goliardico al tempo stesso, quasi a voler dare l’avvio alle celebrazioni natalizie. Una serata splendida e una atmosfera familiare e gioiosa, già dai saluti del preside Emanuele Lorè. “ E’ un occasione per stare insieme e scambiarci gli auguri di Natale” – ha dichiarato, rivolgendo un ringraziamento per l’ospitalità alla “Confraternita Pio Sodalizio del S.S. Rosario”. E per l’occasione sono stati consegnati simbolicamente due degli attestati che saranno assegnati ai corsisti, rispettivamente al più anziano e alla più giovane, Antonio Ninivagi e Lucia Petrara. Un abbraccio fraterno nello spirito del Natale è arrivato dal presidente dell’Università della Terza Età, il dirigente scolastico Rachele Indrio. “Siamo una comunità unita, rafforzata nei sentimenti cristiani, in amore di questo bambino che nasce ogni volta, e ogni volta rinnova il miracolo del Divino che diviene umano, regalando a tutti grande commozione e grandi sentimenti” – ha confessato Indrio nel ritenere il titolo della serata “Lo stupore del Natale” quanto di più soddisfacente per vivere l’atmosfera natalizia, anche in musica. “Siamo presi dalla vita frenetica dei nostri tempi e non ci accorgiamo che ci sono tante cose di cui dovremmo stupirci. Rimaniamo impassibili anche di fronte alle grandi realtà di Dio” – ha esordito Don Nicola Dileo ricordando le parole di Einstein “Chi non è capace di stupirsi vuol dire che è un uomo morto, i suoi occhi sono chiusi”. “Lo stupore” – ha precisato -” fa parte della vita emozionale dell’uomo che attraverso il contatto con il mistero riesce poi a penetrare le verità più grandi. Lo stesso Aristotele nella sua opere Metafisica diceva che lo stupore è stato l’inizio della filosofia”, e poi menzionando i più grandi filosofi di tutti i tempi Epiteto, Platone, Socrate, Pitagora, Quasimodo spiega che questi cultori,  “non fatto nient’altro che dare una risposta alle domande che svolgevano dallo stupore”. E cosa dire della composizione dell’Inno di Natale di Manzoni? … e della poesia sul Natale di Trilussa? Per ricordare che ” il natale non è solo un momento di diffusa bontà e di intima pace, ma è la gioiosa scoperta che il Divino è dentro di noi. Questo è il Natale, è il Dio che viene in noi, è il grande mistero”. Tra gli scrittori contemporanei non potevano mancare i bellissimi pensieri sul Natale di Alda Merino, come pure il pensiero di Giovanni Pascoli scritto su una figurina ricevuta durante l’offertorio: “Dormi, dormi fanciullo caro. Angeli abbassate la voce, perché Gesù non si svegli, perché non pensi a quel amaro calice , perché non pensi alla croce”. E poi chiudere con le parole di Papa Francesco ” Non arrendetevi alla notte della oscurità della ragione, non cessate di meravigliarvi, coltivate lo stupore, vivete, amate, sognate, perché è grande la nostra dignità”. Siamo diventati figli di Dio quando Gesù è venuto in mezzo a noi, ha spiegato Don Dileo – “ se crediamo, ma possiamo anche non credere e allora il Natale sarà una bella festa, ci ritroviamo insieme, tutto lì, invece dobbiamo stupirci”.  C’è un personaggio che si è soliti mettere nel presepe, è Ravì; ha gli occhi incantati, le mani aperte, è  sorridente e pieno di stupore. Secondo una leggenda di origine provenzale nonostante il rimprovero  degli altri pastori per non aver portato, come loro, un dono alla grotta di Gesù, Ravì rimaneva mortificato, ma continuava a stupirsi. Intervenendo la Vergine Maria avrebbe detto agli altri pastori: ”Quando non ci sarà più nessuno che si stupirà delle cose di Dio allora il mondo sarà finito”. “Vi auguro di essere capaci di stupirvi” – ha concluso Don Dileo –“ non solo del mistrero del Natale, ma della vita”. Se, dunque, Dio ha stupito l’umanità raccogliendo tutto se stesso in un vagito che ha squarciato la solitudine, ha diviso la storia tra un prima e un dopo, ci accorgeremmo che potrebbe ancora stupirci se sappiamo guardare la vita con gli occhi di un bambino.


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