Roberto Moliterni, un cantastorie moderno.

Nelle case in affitto gli inquilini vanno e vengono, si portano dietro storie che spesso si intrecciano, umanità che si incontrano. Roberto Moliterni è andato a caccia di queste storie per tutta Roma, mentre cercava una casa in affitto.

Roberto Moliterni è un giovane talento con una grande passione: raccontare storie. Da bambino, le inventava per affascinare i suoi genitori, da adulto le scrive per il cinema e sulla carta. Moliterni, infatti, è sceneggiatore, scrittore, rubricista per alcune riviste (e molto altro, in realtà).

La sua penna leggera gli ha valso prestigiosi : tra i tanti, il Premio Letterario Rai La Giara per il suo romanzo d’esordio, Arrivederci a Berlino Est. Classe ‘84, Moliterni si laurea in Cinema a Pisa e dal 2007 vive a Roma.

Giovedì 23 novembre, però, era ad Altamura per presentare il suo secondo romanzo, Storie in affitto, presso la libreria Feltrinelli. Dopo l’evento, lo scrittore accoglie il mio invito a rispondere ad alcune domande.

Le tue Storie in affitto racchiudono sprazzi di vita di inquilini e proprietari di case in affitto a Roma. Ma cosa c’è di Roberto in questi racconti?
Quasi tutti i personaggi del romanzo hanno a che fare con la solitudine. Io sto benissimo da solo, ma le persone che incontravo era come se fossero lo spettro di quello che potevo diventare se non avessi gestito in modo sano la solitudine. È come se fossero me, ma in una versione peggiore.

Per raccontare le tue storie sei partito da un’esperienza reale. Quanto è stata importante, invece, l’immaginazione?
Per me la scrittura è esattamente questo: unire i dettagli della realtà attraverso l’immaginazione. Ho messo insieme i pochi elementi che avevo della vita delle persone che incontravo e gli ho dato un senso. L’immaginazione ha ragion d’essere se ricostruisce un senso a degli elementi sparsi. È un’operazione di fantasia e di logica.

E per il Roberto uomo quanto conta l’immaginazione?
Moltissimo. L’immaginazione è un modo per farmi compagnia, per arricchire la realtà di alternative. Mi chiedo continuamente cosa sarebbe successo se… e questo a volte è bello, a volte è un tormento.

Scrivi anche per riviste come Donna Moderna e Confidenze. Pensi che essere “cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne” possa averti aiutato ad avvicinarti alla complessità del mondo femminile?
Credo di sì. Il mio mondo era femminile e variopinto, fatto di tradizioni e comportamenti che poi non ho ritrovato altrove. Questo mi ha dato non solo lo sguardo delle donne sulle cose, ma anche il modo di pensare una narrazione che sia popolare. Quando cerco di parlare di cose complicate o affronto temi più intellettuali mi chiedo: “Mia zia lo capirà?” e da lì cerco di rendere concetti complessi in modo semplice. Credo che il mio sia un pensiero che chi non ha una storia come questa forse non possiede.

Valeria Reale
Fortis News


Altri articoli che potrebbero piacerti