La Rete dell’Odio.

Denuncia del giornalista, Fabio Salamida, agli insulti estremamente violenti e volgari che infestano i social da parte degli “odiatori” del , un fenomeno in crescita esponenziale. Ma chi sono?                                                  “Scrivo di politica, commenti e critiche, lo faccio da sempre ma non mi era mai successo quello che poi denuncio nel mio libro”esordisce così l’autore del libro “200 insulti a un giornalaio servo della Ka$ta”, Fabio Salamida, giornalista e consulente di che da anni segue le vicende della politica italiana e romana, invitato sabato scorso, 10 novembre, dall’Associazione culturale, politica e sport “InnoViamo” di , a presentare il libro, presso libreria Feltrinelli, insieme ad Annarita Lorusso, nella veste di moderatore. “L’idea è quella di collaborare in sinergia con il direttivo di Santeramo – ”ha dichiarato Giovanni Saponaro del direttivo del movimento altamurano – “per creare momenti di riflessione su tematiche importanti come queste”. “Abbiamo già programmato, in sinergia, una serie di incontri culturali per il prossimo inverno, per combattere la solitudine virtuale” – ha spiegato il presidente di InnoViamo, Paolo Silletti di Santeramo.

Ma poi gli insulti sono davvero virtuali? Nel suo libro, Salamida denuncia le centinaia accuse “di diffamatore, di pennivendolo, di giornaliao pagato dalla casta ….” che gli vengono attribuiti sulla sua pagina Facebook a commento dei suoi pezzi.

Scelte fra più di mille, le accuse molte delle quali indimidatorie, sono state dall’autore raccolte in screenshot, suddivisi in capitoli, paragrafi, spiegate nel libro con pizzico di sana ironia e alternati con le presentazioni di tre politici e due giornalisti, che raccontano il fenomeno dell’hate speech, discorsi di incitazione all’odio per alimentare la violenza, da diversi punti di vista. E chi sono gli haters? Salamida traccia un identikit di questi “odiatori seriali” della Rete, che trascorrono il loro tempo sui social, principalmente su Facebook e Twitter, molto spesso con false identità, per insultare con una violenza verbale fuori dai canoni etici, politici e giornalisti, ma anche giocatori, attori, cantanti, registi … che in qualche modo sono innavicinabili se non con le loro ingiurie, accuse e minacce. E se fanno quello che dicono sui social, c’è davvero da aver paura. Bisogna capire bene con chi si ha a che fare. Si tratta di uomini e donne, di ogni estrazione sociale e con lavori più disparati che formano “un gregge nel gregge” e che stanno trasformando i social in uno spazio virtuale di odio “vero”che incita ad altro “odio” , un vortice che produce violenza, invertendo la tendenza al sano scambio di idee, utili e intelligenti. L’universo degli haters è formato per lo più da “analfabeti” in senso stretto per gli errori grammaticali e di sintassi, da “analfabeti funzionali” per l’incapacità di comprendere i testi, e “analfabeti digitali” per non saper usare i social se non per esternare le loro effusioni di violenza. Sono di età avanzata (dai 40 anni in poi) e probabilmente non sanno di essere punibili dalla legge con salate condanne sansonatorie. Tutto questo in attesa di un’educazione civica digitale che non deve tardare, perché oltre agli haters, ci sono anche troll, shitstorm e cyberbullismo che, ahimé , crescono in maniera esponenziale, utilizzazando il web, anch’essi, nella maniera più infima e volgare.


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