Il Prof. Sgarbi attualizza il modello federiciano.

Il noto critico d’arte ad conquista la platea e arrivano applausi scroscianti per il suo discorso ardito e ricco di riferimenti a Federico II, figura da emulare per aver creato ricchezza e nei luoghi più belli d’italia.

Grande successo  e consensi positivi  per la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi, tenutasi ieri pomeriggio, 13 aprile, nella sala convegni del Gattopardo di Altamura, nell’ambito dell’evento culturale di ʺStuporʺ – mese della cultura federiciana, organizzato da ʺFedericus – festa medievaleʺ in collaborazione con la onlus ʺUna stanza per un sorrisoʺ.  Ad accogliere la platea sono stati il presidente della Fortis Murgia, Carlo Camicia e la presedente di ʺUna stanza per un sorrisoʺ, Rosanna Galantucci, ed il direttore artistico di ʺFedericus – festa medievaleʺ, Alessandro Martello.

Il Professore Vittorio Sgarbi è intervenuto sul tema de ʺLi agi e la bellezza nel medioevoʺ calibrato sulle bellezze architettoniche che l’Imperatore svevo ha voluto realizzare nella nostra Regione, ponte tra due mondi, quello Occidentale e quello Orientale, attualizzando il modello federiciano incentrato sul trinomio: bellezza, natura e paesaggio.

“L’Italia vanta uno dei più ricchi patrimoni non solo dal punto si vista storico-artistico ma anche paesaggistico e Federico II aveva avuto questa grande intuizione scegliendo la Puglia e La Sicilia come fulcro del suo potere” – ha spiegato alla platea altamurana Sgarbi – “ Nota è la rete di castelli federiciani a partire da Castel del Monte, ritratto arcitettonico del potere imperiale, passando dal castello di Melfi, Lagopesole, Lucera, Trani, Barletta, Gravina” – Continuando – “in pochissimi anni l’Imperatore svevo ha costellato l’Apulia di numerosi fortificazioni e residenze di caccia riuscendo a dare il senso di un’impresa dal doppio valore simbolico: ossia la necessità di riportarsi ad uno dei più grandi Imperi della storia, quello romano e la necessità di dare visibilità all’estensione del suo Regno”.

Nel suo discorso Federico II diventa  il primo uomo del Rinascimento, inteso come senso di rinascita nel recupero dell’eredità classica “egli aveva già una visione di insieme di Europa unita pur nella diversità dei suoi dettagli, un sogno ancor ben lontano dalla realizzazione” .

Per il  professore Sgarbi occorre pertanto ritornare alle origini alla nostra storia, saper valorizzare le bellezze partendo dalla diversità; un discorso di grande attualità quello incentrato sull’Europa unita, fatta di genti, popolazioni, etnie diverse che contribuiscono ad arricchire la nostra identità.

L’Italia è un paese bellissimo unito dalla civiltà artistica e il nostro Mezzogiorno, fucina di menti eccellenti, va valorizzato. La cultura è il valore irrinunciabile per capire il mondo.

In Sicilia è nata la lingua italiana dalla scuola dei poeti siciliani; qui, al tempo di Federico convivevano Normanni e Mussulmani integrandosi perfettamente al contrario di oggi. Il fulcro del potere era stato realizzato tra Puglia e Sicilia, le regioni aperte sul Mare e ponte con l’Oriente: questa è stata la più grande invenzione di Federico, che possiamo considerare il nuovo Giustiniano avendo unito il diritto romano con quello normanno. L’aspetto interessante della politica federiciana è stata la tolleranza delle diverse religioni tenute insieme dalla identità culturale.

 “La cultura rappresenta un valore universale perché solo attraverso la cultura si riescono ad abbattere le barriere, i pregiudizi, a dare senso agli uomini” – ha concluso il professore Sgarbi – “La storia può solo lasciarci numerosi insegnamenti a cui i nostri governanti dovrebbero guardare e Federico, stupor mundi, seppe attorniarsi di gente colta, di notabili lungimiranti e a ricreare quell’unità pur nella diversità”.

Per l’occasione ha presentato il suo ultimo libro “Il Novecento”. Da Lucio Fontana a Piero Guccione,  edito da La Nave di Teseo, con la quale si chiude la storia e la goegrafia dell’arte italiana iniziata con il Tesoro d’Italia. Nel libro c’è una scoperta inedita: il Pittore Giuseppe Ar, di Lucera. “ E’ un pittore poeticissimo, con una bellezza e una tenerezza di un mondi antico perduto che lui commemora benissimo al pari di pittori famosi”


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